per aquam – Fabrizio Cotognini apre le mostre di Tempo Imperfetto

Il 7 Maggio 2014 presso il Museo Archeologico Provinciale di Salerno è stata inaugurata la mostra di Fabrizio Cotognini intitolata per aquam, la prima di un ciclo di 5 mostre dal titolo Tempo Imperfetto – Sguardi presenti sul Museo Archeologico Provinciale di Salerno. Le mostre sono curate da Stefania Zuliani e Antonello Tolve in occasione del 20° anniversario dalla costituzione della Fondazione Filiberto Menna. In questo periodo, ricordo, l’edificio della Fondazione purtroppo è inagibile ma le attività dell’istituzione continua, come già scritto in un precedente post.
La riflessione di questo ciclo di mostre è appunto incentrata, come si intuisce dal titolo, sulla nozione di tempo e sull’attualità del passato nel contemporaneo, una contaminazione tra due tempi che coesistono nella complessità del mondo odierno. Come si legge nel comunicato stampa, la Fondazione Menna «intende riflettere attraverso un articolato progetto critico ed espositivo che pone l’accento non tanto sull’opera conclusa quanto sul processo, sul tempo che ogni operazione artistica mette in questione e interroga in un luogo specifico e denso di significati quale il Museo». Le installazioni temporanee presentate dagli artisti saranno prettamente site specific, pensate per interagire con le peculiarità dello spazio espositivo.
Questo contatto tra archeologia e arte contemporanea è ciò che caratterizzerà ogni mostra a partire da quella in corso, per aquam.
Agente scatenante dell’operazione artistica di Cotognini è la testa bronzea di Apollo che in un cosciente e controllato automatismo psichico (ben differente dall’inconscia associazione di idee teorizzata da Breton, ma che a mio avviso viene scatenata nello stesso modo) produce una serie di immagini dal tema marino. Suggestivo per l’artista è stato il racconto del ritrovamento del manufatto, sulla costa salernitana con delle conchiglie nelle orbite degli occhi. Tale immagine viene trasposta ad un esemplare di archeologia recente, una maschera da palombaro, il Desantinik USV50, che custodisce invece un rigoglioso corallo. La sostituzione crea spaesamento ad un primo sguardo, diventando un punctum (Barthes) da cui l’occhio viene inevitabilmente attratto.

Desantnik USV50

Desantnik USV50

L’importanza del rapporto tra le due opere è sottolineato dalla linea direttrice su cui sono disposte, rivolte l’una verso l’altra in un dialogo continuo. Il piano superiore del Museo è costellato da piccoli studi, dal vago sapore steampunk vittoriano, che testimoniano il minuzioso lavoro di ricerca di Cotognini e al tempo stesso non presentano la caratteristica di bozzetti. Esse rappresentano l’opera stessa nel suo costituirsi. L’accostamento della testa di Apollo con il casco da palombaro è dettata da similitudini morfologiche che accomunano i due oggetti: come ad esempio lo stesso taglio al di sotto del collo. Inoltre, entrambe rappresentano testimonianze archeologiche appartenenti a momenti storici differenti. Interessante inoltre il gioco di atmosfere aiutato anche dall’intervento di un sound artist Carlo Marchionni, la cui traccia Immersione fluisce e si dissolve nello spazio proprio come l’acqua. Il risultato complessivo è un gioco sinestetico tra gli elementi visivi e sonori.

IttiomorfiIl piano terra appare magicamente immerso in un fondale marino in cui vagano forme leggendarie, gli Ittiomorfi. L’ispirazione di Cotognini è tratta da delle stampe cinquecentesche di Aldrovandi che hanno innescato il processo creativo dell’artista. È sorprendente ritrovare tra i reperti archeologici queste forme di vita fantastiche che riescono ad apparire concrete ai nostri occhi.

Interessanti sono le Libellule realizzate in vetro di murano, fragili ed eteree rappresentazioni simboliche dell’inquietudine delle anime dei guerrieri, poste infatti nella teca degli elmi. Esse si integrano con i reperti come una sorta di animule-totem che quasi si animano grazie allo scintillio prodotto dalle luci.

L’unione tra i due piani di esposizione è rappresentata dal dittico in un light box dove vi sono accostate le rappresentazioni delle Meduse, la mitologica Gorgone e l’animale marino.

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L’intera esposizione è stata pensata ed articolata in modo da armonizzarsi con il contesto del Museo Archeologico Provinciale di Salerno. La ricerca di Fabrizio Cotognini volta alla riflessione sulla memoria e sulla storia ben si inserisce nel discorso del museo, in un interessante  intreccio tra disegno, nuovi media e reperti archeologici.

Annapaola Di Maio

 

 

 

 

Info:

Museo Archeologico Provinciale di Salerno, via San Benedetto 28, 84122 Salerno

Dal 7 Maggio al 7 Giugno 2014

Martedì – Domenica dalle 9.00 alle 19.30

Biglietto d’ingresso al museo ordinario 2€, ridotto 1€

http://www.museoarcheologicosalerno.it/

http://www.fondazionefilibertomenna.it/web/

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3 thoughts on “per aquam – Fabrizio Cotognini apre le mostre di Tempo Imperfetto

  1. L’articolo invita con grande passione e pacatezza insieme, a visitare un luogo concepito (temporaneante) per assomigliare alle realtà museali più avanzate.
    Brava!

  2. Pingback: Giulia Palombino e la Fuliggine dei ricordi | Untitled

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