Giulia Palombino e la Fuliggine dei ricordi

Ancora pochi giorni per visitare la mostra di Giulia Palombino, Fuliggine, inaugurata l’11 Giugno scorso presso il Museo Archeologico Provinciale di Salerno, seconda mostra del ciclo Tempo Imperfetto (articolo precedente “per aquam“). Questa giovane artista, partenopea di nascita ma berlinese d’adozione, è tra gli artisti della “scuderia” della galleria d’arte salernitana Paola Verrengia. Palombino utilizza un linguaggio delicato e luminoso che accarezza le opere presenti nel Museo Archeologico accostandole a “ritrovamenti” che hanno il sapore dell’archeologia giocosa di Bruno Munari. L’analogia viene spontanea leggendo il testo che l’artista ha redatto per accompagnare le sue opere, “resti” incomprensibili di una civiltà perduta e di cui si ci azzarda alle ipotesi sul loro possibile valore d’uso, proprio come nell’archeologia.

Giulia_Palombino_testa

La mostra si articola con la presentazione, al piano terra, di due video-installazioni, FuliggineIl custode dei contorni, mentre al piano superiore il normale percorso museale viene affiancato dai “reperti anomali” di Palombino, immagini rarefatte, studi sui pezzi del museo che poi costituiscono i fotogrammi delle due animazioni.

L’artista ha precisato che ogni sequenza è composta da ben 12 fotogrammi/disegni che lei ha realizzato a matita su foglio di acetato, un materiale traslucido che riesce ad accogliere in pienezza la luce. Questa mostra ha quindi bisogno di essere assaporata in un tempo lungo proprio per la peculiarità delle opere esposte che dilatano il tempo della visione.

Il custode dei contorni è un delicato corto in cui si susseguono le immagini che l’artista ha estratto dalla realtà del Museo Archeologico: non solo gli oggetti esposti, ma anche la vita che lo costituisce, dagli uccelli alle piante fino alla figura-cardine del custode. Giulia Palombino ha voluto sottolineare la presenza del custode che quasi si dissolve nell’ambiente su cui veglia, in un certo senso divenendo reperto anch’esso.

Giulia_Palombino_venere

 

La sua riflessione parte dall’esperienza che ha compiuto all’estero come guardasala, in cui si è sentita assorbita dallo spazio circostante. Inoltre ha concentrato la sua attenzione sul frammento, i suoi disegni colgono volutamente solo parte dell’immagine, un particolare per il tutto come la frammentarietà del tempo. Gli oggetti si disintegrano diventando polvere o fuliggine, infiniti puntini che sono la genesi e la fine della vita stessa. Il punto dopotutto è anche l’elemento cardine dell’opera d’arte, come teorizzava Kandinsky. Quest’ultimo pensava che una vera opera d’arte dovesse trasportare l’individuo in un altro mondo, ed è essenzialmente l’operazione condotta da Palombino.

Chiedetevi, se volete, se quest’opera vi ha ‘condotti’ in un mondo per voi prima sconosciuto.

Se sì, che cosa volete di più?

Wassily Kandinsky, Il valore di un’opera concreta, 1938

 

La mostra sarà visitabile fino all’11 Luglio 2014, dal martedì alla domenica (lunedì chiuso) dalle ore 9.00 alle 19.30.

Info: Museo Archeologico Provinciale di Salerno

Annapaola Di Maio

Articolo pubblicato sulla testata Zerottonove.it, riproduzioni gentilmente concesse dall’artista Giulia Palombino.

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