BOOM – Un’esplosione d’arte al Marte di Cava de’ Tirreni

Venerdì 29 agosto 2014 è stata inaugurata la mostra collettiva dal titolo Boom presso gli spazi del Marte Mediateca Arte ed Eventi a Cava de’ Tirreni. Un’esplosione d’arte curata da Giuliana Sarno e Augusto Ozzella che hanno presentato artisti provenienti da luoghi differenti, principalmente tra Benevento, Napoli, Cava de’ Tirreni e Roma.

Fin dal numero scelto di artisti, diciassette in tutto, si comprende la volontà di rottura che la mostra cerca di raggiungere, numero scelto per sfatare i miti a cui spesso viene legato nel folklore popolare. Anche il titolo Boom, suono onomatopeico, rimanda alla volontà di frantumare, fracassare, di irrompere in un silenzio che è quello della società odierna in cui la cultura viene molto spesso taciuta. Come appunto affermato da Giuliana Sarno «La scelta di intitolare “BOOM” la mostra collettiva è ovviamente una scelta provocatoria, perché esso non è solo un suono onomatopeico ma anche un termine utilizzato in svariati campi che si colorisce di vari significati. BOOM , come rottura di silenzio, come taglio, è la nostra interpretazione». Interpretazione espressa attraverso un allestimento inaspettato, con cartelli disposti sul pavimento in cui viene riportato solamente il nome dell’artista a cui è abbinata una frase scelta dai curatori che attraverso la loro personale lettura cerca di coglierne l’essenza creativa.

Boom

Una scelta singolare che appunto è in linea con il voler trarre la natura più profonda dell’atto artistico «un simposio creativo nel quale le opere si rivolgono all’anima dell’osservatore suscitando emozioni con la loro essenza, lemma che svolge il ruolo di es-senza, ovvero un essere senza, in un mondo che rischia ogni giorno di essere senza emozioni, senza amore, senza cultura». Un rischio questo che si corre soprattutto in momenti di crisi, quando vi sono difficoltà che sembrano insormontabili ma che può diventare un periodo di opportunità per la rinascita «In un momento di così grande difficoltà per il nostro paese», rimarca Augusto Ozzella «un paese in crisi, di cui inevitabilmente soffre anche lo scenario culturale ed artistico, in una reale assenza politico culturale che condiziona la vita del cittadino e ovviamente anche di artisti, critici, curatori, galleristi, sorge spontaneo pensare ai precedenti periodi in cui la cultura e l’arte hanno giocato un ruolo importante rompendo i silenzi e divenendo catalizzatore di energia». Una forza espressa attraverso le opere esposte in mostra che sembrano, ognuna con lo stile e con il linguaggio artistico che rappresenta, avere un unico filo conduttore: la vita. Una vita che irrompe in tutte le sue manifestazioni fino a permeare gli aspetti più quotidiani con la presenza di opere di design come le lampade-sculture di Maurizio Gulmo, artista cavese, e gli oggetti fiabeschi di Anita Trotta. Insieme ad una critica verso la società contemporanea portata avanti dai dipinti di Stefania Galasso, dove si evidenzia l’omologazione di massa, oppure le espressioni più eteree e rarefatte nelle atmosfere di Rosanna Avenia e Veronica Di Santo.  

È proprio sulle differenze degli artisti che gioca la mostra, differenze non solo geografiche o anagrafiche, ma anche filosofiche e di tecniche espressive. Come ad esempio le opere non figurative di Umberto Canfora che sono frutto di una lunga riflessione accompagnata da testi filosofici o invece Alessandro Rillo che gioca sugli elementi della realtà. Un mondo indagato attraverso gli sguardi delle figure dipinte da Loris Lombardo che utilizza una particolare tecnica su truciolato che evidenzia le sfaldature e la non-definizione dei contorni. Un’atmosfera metafisica è data invece dalle opere di Luca Ciaccia, romano, che si ispira al primo ‘400 e a Piero della Francesca, enigmatici come le sculture di Antonio Taschini, congegni che sembrano provenire da un passato lontano o addirittura da un altro pianeta. In termini minimalisti e metaforici si esprimono invece le opere di Gianmarco Biele, in arte Gibiele, che esplorano gli spazi cittadini da un punto di vista inconsueto. Al tempo stesso la nebbiosa presenza delle automobili protagoniste delle opere di Massimo Franchi si scontra con l’essenziale forza espressiva del colore di Alfredo VerdileGli attimi fuggenti della vita vengono invece colti dai dipinti di Angelo Palladino, Pasquale Galante, Mauro Molle e Giuseppe Toscano, che interpretano questo aspetto ognuno secondo il proprio linguaggio espressivo. 

Boom

Padrino dell’evento è Mario Ferrante, intervenuto al vernissage, artista beneventano le cui radici affondano nella cultura brasiliana e maestro di una serie artisti presenti in mostra (alcuni dei quali sono Angelo Palladino, Veronica De Santo, Rosaria Avenia, Gianmarco Biele). Un’esposizione nata quindi dalla sinergia tra i due curatori Giuliana Sarno e Augusto Ozzella che hanno voluto unire le proprie esperienze per produrre uno spazio culturale dove portare alla riflessione e, perché no, cercare di cambiare almeno in parte l’ambiente in cui viviamo. «L’Arte vera», sosteneva Lev Tolstoj nel suo libro Cos’è l’Arte? «è quella che contagia, che è capace di suscitare nell’uomo quel sentimento di gioia nella comunione spirituale con l’artista e con gli altri che contemplano la stessa opera d’arte. In questo modo l’Arte può stimolare la convivenza pacifica tra gli uomini mediante la loro libera e gioiosa attività e può dunque contribuire a sopprimere la violenza, facendo in modo che i sentimenti di fratellanza e amore per il prossimo, oggi accessibili solo ai migliori, diventino sentimenti abituali, istintivi in tutti».

Sarà possibile visitare la mostra fino al 15 settembre, dal lunedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 21.00.

Info: Marte – mediateca arte eventi

Annapaola Di Maio

Articolo pubblicato su zerottonove.it

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