L’arte è morta?

L’arte è morta? Perché si parla di morte dell’arte?
Questo è un argomento che parte da molto lontano nella discussione critica, Hal Foster  in Design and Crime ne traccia la genealogia senza porre una parola definitiva (rimando alla lettura del testo). Ebbene, come mai me ne occupo qui? Nei giorni scorsi al vernissage di una mostra di cui parlerò in un prossimo articolo, dal titolo “Kepos, il giardino degli angeli caduti – L’arte è morta! Viva l’arte!” (a cura di Giuliana Sarno e Augusto Ozzella), intervistando uno dei curatori gli ho chiesto il motivo della scelta di un titolo a dir poco impegnativo. Bisogna premettere che la mostra è una retrospettiva di Mario Ferrante, artista italo-carioca, e che il titolo della mostra è anche il titolo di un’opera esposta. Il curatore, Augusto Ozzella, mi ha spiegato il punto di vista dell’artista in modo molto efficace, dicendo che per Ferrante l’arte è morta con gli artisti “concettuali” e che ritiene che la loro arte sia “un imbroglio”. Con la mostra e il suo lavoro Mario Ferrante vuole riaffermare una certa tecnica di lavoro legata alla tradizione, ridefinire le categorie artistiche (pittura, scultura, musica ecc.) per riportare quindi l’arte “in vita”. L’artista, inoltre, porta avanti un progetto dal titolo “Officina italiana delle arti” il cui sottotitolo la dice lunga: genio e regolatezza. Nonostante nel manifesto da lui redatto si parli di “creazione”, di un’arte senza frontiere, la rigida suddivisione in categorie artistiche è ben evidente. Appunto, il genio sì, ma regolato. Partendo da queste premesse, si può parlare di morte dell’arte in questi termini?
Non credo. L’arte non è morta, e non morirà. Bisogna stare tranquilli su questo. Forse sarà considerata una banalità, ma spesso si perde di vista il fatto che l’arte principalmente è una forma della comunicazione umana. Finché l’uomo (inteso come genere umano) sentirà il bisogno di esprimere un qualche concetto (anche contestabile e non condivisibile) in una forma sublimata e lontana dalla comunicazione standard (anche se non sempre è così), si potrà parlare di arte. Ed è arte la tela (nonostante il suo superamento) come l’installazione, la scultura come la performance. Dopotutto le rivoluzioni artistiche sono quasi sempre associate allo sviluppo tecnologico dell’arte: non furono i colori in tubetto a permettere l’impressionismo e le tele industriali a permettere l’abbandono del cavalletto? Si tende a ragionare troppo per categorie, e se si persegue questa strada allora sì che si può parlare di “morte” dell’arte. Il male del nostro mondo è il persistere di etichette che ci imprigionano in ragionamenti faziosi che perdono di vista le questioni fondamentali. Spesso si è parlato di un ritorno alla pittura, vedesi gli artisti della Transavanguardia, un ritorno dei canoni classici, un ritorno alla prospettiva rinascimentale, un revival di tutta la storia dell’arte. Ovviamente non si può più sostenere un discorso evoluzionistico riguardo all’arte, ma questi ritorni fatti senza criterio sono controproducenti per la vita dell’arte stessa. Si lamenta spesso che l’arte di oggi non rispecchia il presente come invece faceva l’arte contemporanea di altri tempi, ciò è vero in parte, ma per certi versi ho il sentore che questa credenza sia un richiamo alla tipica frase “si stava meglio quando si stava peggio”. In cosa l’arte di oggi non rispecchia il presente? Gli artisti di oggi trattano questioni che viviamo quotidianamente, come il rapporto con l’altro (vedesi i fatti di Tor Sapienza), le problematiche tecnologiche e ambientali, per quanto riguarda i più “impegnati concettualmente”. Poi ci sono le riflessioni sulla sfera personale, sul proprio corpo, sui limiti umani e tante altre ricerche che riguardano i singoli e non la collettività. Quello che manca oggi è un corretto approccio all’arte contemporanea. Ecco tutto.

Comunque senza divagare oltre in questo post, vorrei chiudere dicendo che al giorno d’oggi dire che l’arte è “morta” perché alcuni artisti non utilizzano mezzi convenzionali, oppure vanno verso l’astrazione, è commettere una leggerezza in giudizio. Inoltre è una questione ampiamente superata. Al giorno d’oggi un artista come Mario Ferrante (per fare un esempio) può dipingere su tela con una tecnica cosiddetta “spatolare” e  al tempo stesso convivere con un artista come Gian Maria Tosatti (altro esempio che faccio per la sua recente premiazione al Talent Prize) che realizza un’arte che va fuori la tela, che rompe i confini permeando lo spazio e trasmettendo un altro tipo di sensazioni. Ed è grazie ai cosiddetti artisti “concettuali” (mi si permetta di usare questo termine come è stato utilizzato in mostra, non nella rigida categoria di artisti appartenenti ad un movimento storico ben preciso, quindi come artisti che danno più importanza al processo di creazione dell’arte più che al supporto o alla tecnica) che oggi possono convivere varie forme d’arte senza per questo etichettare una come “arte” e l’altra come “imbroglio”. Non bisogna legare la questione dell’arte solo al medium con cui essa viene realizzata. Concludo dicendo che la posizione di Mario Ferrante è comunque apprezzabile in un mondo come quello di oggi in cui prendere posizione è sempre più raro e guarda caso ciò lo fa un artista e non un critico o uno storico dell’arte. Nulla toglie che tale concetto sia totalmente contestabile.

Annapaola Di Maio

Una vista dell'installazione 2_estate realizzata a Napoli da Gian Maria Tosatti

Una vista dell’installazione 2_estate realizzata a Napoli da Gian Maria Tosatti

Alcune opere di Mario Ferrante alla mostra “Kepos. gli angeli caduti”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...