Schermi rubati ~ Short Review n.0 

Capita che un giorno Trenitalia decida di programmare ritardi a sproposito e sopressioni a gogò. Capita allora di avere a disposizione un’ora libera e un tragitto da compiere prima di arrivare alla fermata dell’autobus. Capita di passare davanti ad una galleria e di entrare a visitare la mostra in corso. Così, in un mite pomeriggio di febbraio, arriva l’idea. 

Con questo post si inaugura una nuova categoria di articoli, le short review. Recensioni di poche battute, segnalazioni di eventi, mostre o esperienze che raccolgo durante le mie giornate, in modo del tutto arbitrario e imprevedibile. Tutte rigorosamente postate in modo veloce dallo smartphone, appunti rapidi, input per i marinai dei social. 

Ed eccoci quindi a Schermi rubati, la mostra che ho avuto modo di visitare presso la Galleria Paola Verrengia grazie a Trenitalia. 

Leggo il testo di Lea Mattarella affisso alla porta, poche righe che rendono il succo della mostra. A far da padrona è la settima arte: il cinema. Baci rubati di François Truffaut è lo spunto preso in prestito – sgraffignato anch’esso- per il titolo di questa interessante collettiva che mette insieme arte visiva e cinema.   Quattro artisti internazionali – Gea Casolaro, Abbas Kiarostami, Martin y Sicilia, Sara Rossi– attingono appunto dal linguaggio cinematografico come da una sorgente pura di continue suggestioni per rileggere paesaggi urbani e storie del quotidiano. 

Ci accolgono all’ingresso la coppia spagnola Martin y Sicilia con dipinti e fotografie dalle atmosfere tipiche dei film di David Lynch. Ogni situazione ritratta ha un’aria di sospetto inespresso, dove sui protagonisti – gli artisti stessi- aleggia una continua aura di mistero. I colori, il taglio dell’immagine e l’ambientazione suggeriscono una tragedia che si è appena consumata. Eppure, di questa sciagura non vi è traccia. 

È facile, poi, rimanere letteralmente pietrificati dalle immagini di Abbas Kiarostami, poliedrico regista iraniano. Le sue fotografie, dalla ieratica frontalità, imprigionano lo sguardo, al quale non resta che impigliarsi nei piccoli dettagli lasciati ai margini. 

Giocando sulla memoria fotografica, Gea Casolaro sovrappone allo scorrere cittadino le immagini delle scene girate in quei luoghi. Un po’ come quei filoni pop che impazzano sui social in cui si accosta una foto del passato a quella del presente, con stessa inquadratura e stessi personaggi. È un dialogo con la memoria, con la coesistenza dei tempi e le metamorfosi dei luoghi e degli sguardi. 

Infine, sulla parete di fondo, l’attenzione non può non essere catalizzata dalla cangiante immagine di una farfalla in movimento e dalla musica. Sara Rossi con questa opera video omaggia le origini del cinema sollecitando la meraviglia che un tempo suscitavano le lanterne magiche. 

Apprendo dal comunicato stampa che la mostra sarebbe dovuta terminare il 31 gennaio. Non sapendo fino a quando sia stata prorogata, consiglio a tutti coloro che si trovino a Salerno con un po’ di tempo in tasca, vuoi per un treno fantasma o per un appuntamento mancato, di andare alla Galleria Verrengia a curiosare. 

Impossibile,  poi,  lasciarsi dietro le immagini di Schermi rubati  senza sentirsi ormai complici di quel furto dichiarato. 

Annapaola Di Maio 

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