Tre mostre in un sol colpo ~ Short Review n.1

Un pomeriggio di pioggia di fine febbraio può a volte essere propizio e portare a rivelare nuove ed interessanti realtà dinamiche, tutte attive in un ristretto fazzoletto di territorio, ad un passo l’una dall’altra. È ciò che mi è capitato qualche settimana fa, in una visita presso le zone di Saviano e Somma Vesuviana dove ho avuto l’opportunità di vedere ben tre mostre in un sol colpo.

La prima tappa è a Saviano, comune del napoletano famoso per il suo carnevale, dove l’antico Campanile di San Michele Arcangelo ospita, a partire dagli anni ’90, le più recenti esperienze artistiche del territorio. L’idea nasce da un’intuizione  dell’artista di origini venezuelane Felix Policastro, il quale coordina le iniziative relative al Campanile. Attualmente sono in mostra le opere di Gianroberto Iorio, maschere bifacciali, smorfie grottesche di dolore, ispirato ai caduti del primo conflitto mondiale, ma in realtà specchio si ogni guerra o sofferenza umana. Le installazioni si affacciano letteralmente sulla strada, stimolando i passanti, veri e propri spettatori accidentali, a curiosare oltre il cancello.

Poco distante dal centro, invece, si trova SACCI/Gallery, il nuovo spazio diretto da Sabato Angiero, anch’egli artista. Dal 20 dicembre espone Nuda e Cruda, a cura di Luca Palermo, una collettiva internazionale dove l’arte viene presentata così com’è, “senza trucco e senza inganno”. Tra nomi affermati del panorama campano –  come Vincenzo Rusciano, Salvatore Manzi, Luigi Pagano, Rino Rinedda, Mena Rusciano, Giovanni Timpani, Gianluca Capozzi  – spiccano le presenze internazionali dell’inglese Joyce Kubat e la tedesca Hella Berent. Piacevole poi l’incontro con la perugina Meri Tancredi, le cui opere in plexiglas si offrono a molteplici letture, tra incomunicabilità, perdita del significato delle parole e valenza del segno grafico. Altre interessanti presenze sono Piero Chiarello, con le sue immagini decostruite, frutto dell’inganno della visione digitale, Antonello Matarazzo, che propone l’impressionante installazione Karma n. 1 (2011) e il writer Mìles che accompagna il transito alla mostra con il suo murales.

Terza e ultima tappa, a pochi km da Saviano, è il teatro Summarte a Somma Vesuviana. Qui si è appena conclusa, lo scorso 3 marzo, la personale di Luigi Pagano Note di nero.  Accolta nel foyer, la mostra sancisce una proficua commistione tra arti visive, musica e teatro. La volontà è quella di creare un rapporto sinestetico tra le varie forme artistiche, nello specifico tra “suono e colore”, infatti le opere inedite presentate da Pagano sono legate a filo doppio alla ruvida sonorità del jazz. Così possiamo trovare le chine Milestones e So What, che prendono nome appunto da famosi brani del genere, insieme  alle installazioni Pietre di carta e Noir, le quali sottolineano più che mai il rapporto costante dell’artista con la natura e la gestualità.

Tali esperienze germogliano in un territorio fecondo, in cui è presente una particolare attenzione verso le molteplici espressioni artistiche campane ed extracampane, con uno sguardo rivolto alla scena internazionale. Davvero preziose e inaspettate scoperte che ha portato con sé un fortunato pomeriggio uggioso.

Annapaola Di Maio

Le Short Review sono recensioni di poche battute, segnalazioni di eventi, mostre o esperienze che raccolgo durante le mie giornate, in modo del tutto arbitrario e imprevedibile. Tutte rigorosamente postate in modo veloce dallo smartphone, appunti rapidi, input per i marinai dei social. 

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